“le strade sono la dimora della collettività. La collettività è un essere perennemente desto, perennemente in movimento, che tra i muri e i palazzi vive, sperimenta, conosce e inventa, come gli individui al riparo delle quattro mura di casa loro. Per tale collettività le splendenti insegne luminose di Pavia e dintorni rappresentano un ornamento delle proprie pareti pari, e forse superiore, a un dipinto a olio in un salotto borghese e i muri con il ”défense d’afficher” sono il suo scrittoio, le edicole le sue biblioteche, le cassette delle lettere i suoi bronzi, le panchine la mobilia della camera da letto e la terrazza del caffè la veranda, da cui sorveglia la vita della sua casa. Là dove gli stradini appendono alla grata la giacca, è il vestibolo, mentre la porta carraia che, dalla fuga dei cortili, conduce all’aria aperta, è il lungo corridoio che spaventa il borghese e rappresenta la sua via d’accesso alle camere della città. Il passage è il loro salotto. In esso più che altrove, la strada si dà a conoscere come l’intérieur ammobiliato e vissuto dalle masse”.(W.Benjamin) |
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